Carrello da golf elettrico o manuale: quale scegliere?

Carrello da golf elettrico o manuale: quale scegliere?

Carrello da golf elettrico ripiegato nel bagagliaio di un'auto accanto alla sacca

Una fra le domande che ci fanno più spesso in negozio è questa: “conviene l’elettrico o mi tengo il manuale?”

Di solito arriva quando un giocatore comincia a pensare di cambiare carrello. La risposta più onesta è: dipende. E non dal prezzo.

Dipende da quanto giochi, da com’è il campo dove giochi e da come trasporti e conservi il carrello.

La differenza vera non è la fatica di spingere

L’utilizzo del carrello cambia in base alla conformazione del campo. Se il percorso è pianeggiante, spingere non è particolarmente faticoso e un manuale è più che sufficiente.

Su un campo in salita la differenza comincia a sentirsi, soprattutto se le pendenze sono frequenti: lì il peso dell’attrezzatura pesa davvero. Lo stesso vale sul finale del giro, quando hai già percorso diversi chilometri, e quando il terreno è bagnato e più pesante.

In queste situazioni il carrello elettrico cambia l’esperienza in meglio, togliendo una parte di lavoro che giro dopo giro diventa sempre più evidente.

Nelle ultime quattro buche il discorso cambia, e non si parla più di drive o di putt: si parla di gambe.

Chi arriva alla quindicesima spingendo, o con la sacca in spalla, ci racconta sempre la stessa cosa: sapeva già che quel colpo non sarebbe uscito. Non per tecnica, per fatica. Spalle chiuse, polsi molli, testa già al parcheggio.

Chi usa un elettrico racconta l’opposto. “Alla diciassettesima ero ancora lucido: prima, a quell’ora, pensavo solo a quanto mancava al bar.” Oppure: “in salita non ho più quello strappo alla schiena, arrivo al tee della diciotto come alla uno.” Chi ha un modello telecomandato, o di quelli che seguono il giocatore, aggiunge un dettaglio: mani libere per l’ombrello e testa libera per leggere il green.

Il ritornello più frequente è quasi testuale: non è che gioco meglio, è che non crollo più.

Sui campi italiani, fra colline, rough alto e trasferimenti lunghi da una buca all’altra, questa differenza si sente più che su un percorso pianeggiante. Le ultime buche non premiano chi ha più forza: premiano chi ha ancora concentrazione. Un carrello elettrico, quando è quello giusto, fa esattamente questo — sposta energia dal trasporto allo swing.

Le tre domande da farsi prima di decidere

Sono le tue abitudini di gioco a portarti alla decisione, e bastano tre aspetti.

Quante volte giochi al mese?

Più si usa il carrello, più la comodità conta. L’esigenza di chi gioca ogni tanto è diversa da quella di chi va in campo due volte a settimana.

Com’è il campo dove giochi di solito?

È la domanda più importante. Ciò che mette alla prova un carrello è il terreno: su un percorso con continui dislivelli, o su fondi pesanti, l’elettrico ha molto più senso. Un campo pianeggiante si percorre senza grandi sforzi anche con un manuale.

Come trasporti il carrello e dove lo tieni?

È l’aspetto più sottovalutato: il carrello non resta sul campo. Va caricato e scaricato dall’auto a ogni giro, sollevato dal bagagliaio e poi riposto in casa. Il peso di un manuale e quello di un elettrico sono diversi, e cambiano anche gli ingombri: va considerato lo spazio che hai, sia in auto sia a casa.

Rispondendo a queste tre domande, nove volte su dieci la scelta arriva da sé.

Carrello da golf manuale ripiegato nello stesso bagagliaio: la differenza di ingombro

Il punto che quasi nessuno considera

Che il carrello vada anche sollevato è un aspetto a cui non si dà la giusta attenzione: si tende a pensare soltanto al peso da spingere.

In campo il motore fa il suo lavoro e muove il carrello da solo. Ma prima bisogna tirarlo fuori dal bagagliaio e portarlo fino alla partenza, e a fine giro rifare tutto al contrario. In quelle fasi il motore non aiuta.

Per questo il peso va valutato prima di comprare e non dopo: è un peso che si solleva due volte a ogni giro, tutte le volte che si gioca.

I numeri aiutano a capire la differenza. Un carrello manuale parte da circa 7,3 kg, con variazioni a seconda che sia a due o a tre ruote e che la ruota anteriore sia piroettante o fissa. Un elettrico non ha un peso solo: si va dai 9,5 kg di telaio dei modelli più leggeri ai 16 kg di quelli più strutturati, e a quel numero va aggiunta la batteria. Un elettrico leggero, batteria compresa, sta quindi intorno ai 12 kg: parliamo comunque di diversi chili in più da sollevare, e la differenza cresce con i modelli dotati di batterie più capienti, di un secondo motore o di ruote da tutto terreno.

C’è chi obietta che la batteria si stacca e si trasporta a parte. È vero, ma cambia meno di quanto si creda: una batteria classica da 36 buche pesa fra i 2 e i 2,5 kg, e si arriva a 3 o 4 kg nei modelli più capienti. Tolta quella, resta comunque un telaio che va dai 9,5 ai 13 kg, cioè più di un carrello manuale intero. Il peso non sparisce: si divide su due viaggi.

L’errore più frequente al momento dell’acquisto

È sempre lo stesso, e torna ogni settimana: si compra il prezzo, non l’uso reale. In pratica si traduce in quattro modi.

La batteria trattata come un accessorio

Si guarda l’estetica o il telecomando e non si verifica la cosa che conta: quanti cicli regge la batteria e se arriva davvero a diciotto buche in salita, non “fino a trentasei” su un percorso pianeggiante da depliant. Dopo sei mesi il carrello si ferma alla dodicesima, e il risparmio iniziale è già bruciato.

Nessuna assistenza in Italia

Si sceglie un prodotto che costa parecchio meno, senza chiedersi chi lo ripara. Poi si rompe un connettore, un encoder, un telecomando: pezzi introvabili, tempi lunghi, e una garanzia che esiste solo sulla carta. Il costo vero non è lo scontrino, è il sabato mattina perso.

Funzioni che non si useranno mai

Il GPS a colori su un campo che si gioca ogni settimana e si conosce a memoria. Oppure un modello che segue il giocatore, comprato senza sapere che i primi due giri servono a imparare la distanza e il ritmo giusti. Si paga il top di gamma e poi lo si usa come un semplice avanti e indietro.

Non averlo provato nella propria auto

Carrello bellissimo in negozio, che poi nel bagagliaio non entra, o che dopo diciotto buche è troppo da sollevare da soli.

La scorciatoia che funziona è una sola: prima decidi come giochi — quante buche, su che campi, se vuoi le mani libere — e poi scegli batteria e assistenza. Tutto il resto è marketing.

Quando il manuale resta la scelta giusta

Chi gioca occasionalmente sceglie di solito campi più pianeggianti, dove si cammina volentieri: è il caso classico in cui il manuale è la soluzione più sensata. Vale lo stesso per chi ha poco spazio in casa o in auto.

Per chi va in campo poche volte l’anno, aggiungere motore, batteria e tutta la gestione che ne consegue rischia di non cambiare nulla nel modo in cui vive il gioco.

L’elettrico ha senso quando risolve un’esigenza reale. Altrimenti il manuale fa perfettamente il suo lavoro.

Se scegli l’elettrico, cosa guardare

Un motore o due

Ci sono modelli con un solo motore che comanda entrambe le ruote e modelli con un motore per ruota. Due motori danno più spinta quando il terreno è in salita o bagnato, ma ogni motore aggiunge peso: si guadagna in trazione e si perde in leggerezza. Ti ricordi la domanda su com’è il campo dove giochi di solito? Ecco perché vale la pena farsela.

L’autonomia della batteria

Va valutata in numero di buche, non in ore: quello che conta è che copra il giro che fai abitualmente, senza che la batteria diventi un pensiero.

Qui però la domanda “quanto dura una batteria” ne nasconde due, e vale la pena separarle.

Se parliamo di durata nel tempo, oggi le batterie si equivalgono praticamente tutte per cicli di ricarica: usate seguendo le indicazioni del produttore, durano tranquillamente tre o quattro anni. Con il passare del tempo l’usura delle celle al litio comincia a farsi sentire, ma con qualche accortezza le diciotto buche si continuano a percorrere.

Se invece parliamo di autonomia in campo, dipende dalla capacità: ci sono batterie che arrivano a 48 buche e batterie che si fermano a 14. E dipende anche dal tipo di giocatore: chi ha un gioco fluido consuma meno di chi gira per il campo a cercare la palla.

Quanto è semplice aprirlo e chiuderlo

Controlla quanto tempo serve ad aprirlo e chiuderlo e quanto spazio occupa una volta ripiegato. Sono i due minuti prima e dopo ogni giro, e nell’uso quotidiano fanno la differenza.

I comandi

Il golf si gioca con i guanti, camminando, a volte sotto la pioggia. I comandi devono funzionare bene in quelle condizioni, non solo in negozio.

L’assistenza

Chiediti cosa succede se qualcosa si rompe: chi può intervenire e se i ricambi si trovano. È l’aspetto meno appassionante, e diventa il più importante il giorno in cui serve.

Il nostro consiglio

Prima di chiederti quale carrello faccia al caso tuo, chiediti in che modo vuoi migliorare la tua esperienza in campo. È il punto di vista giusto per scegliere.

Non esiste un migliore assoluto fra manuale ed elettrico: esiste il modo migliore in cui un carrello può accompagnare il tuo gioco, e a fare la differenza sono soltanto le tue abitudini. Stabilito quanto giochi, dove giochi e come lo trasporti, hai già fatto buona parte del lavoro. Poi vengono peso, ingombro e praticità quotidiana.

Tutte cose che si capiscono molto meglio provando che leggendo. Da noi a Rovato puoi aprire, chiudere, spingere e sollevare un carrello prima di decidere: capire se fa davvero per te è più utile che sceglierlo sulla carta, ed evita di comprare qualcosa che magari non ti serve.


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